IO ALLA FINE NON SO COSA SIA UNA BELLA FOTO.SO SOLO CHE VEDO COSE E LE DEVO FERMARE.E CHE A VOLTE HO QUALCOSA DA DIRE.ALTRE VOLTE, NO.


6.9.11

Non riesco a fare due passi e non raccogliere fiori.
Mi rende felice.
Davvero.
Quella sensazione così rara.
Quella sensazione che ti travolge come un cavallo in corsa, per poi abbandonarti illividita sul pavimento.


Quando ho provato a fare i Manju giapponesi, i dolcetti alla prugna.

5.9.11

Quelli con le pere e lo yogurt.

Li ho fatti così.
Con: 200 g di farina di riso
80 g di zucchero di canna
125 g di yogurt bianco
100 g di ricotta
2 uova
280 g di pere
essenza di vanglia
lievito

Non erano malaccio.




Nel borgo di Gragnola.

Gandalf: They have taken the bridge and the second hall. We have barred the gates but cannot hold them for long. The ground shakes, drums... drums in the deep. We cannot get out. A shadow lurks in the dark. We can not get out... they are coming.

You cannot pass! I am a servant of the Secret Fire, wielder of the Flame of Anor. The dark fire will not avail you, Flame of Udun! Go back to the shadow. You shall not pass!











3.9.11

Colonnata.

"I Loro Sogni"

Sognano verdi alberi
e fontane che cantano nella gola riarsa.
Nei loro volti è il martirio.
E il sole arde.
Un sole di mille soli che arde
riflessi spietati contro bianchi marmi,
contro i poveri occhi tormentati;
contro spalle lucide sconsolatamente ricurve: E le fontane cantano. E la cava è un inferno.
E le leve scottano,
i martelli diventano grevi,
e il duro marmo più restìo.
E la volontà si spezza nell'intimo,
lacrime e sudore si confondono
in un tragico odio che trabocca,
che uccide la ragione.A che valsero i figli! Oh! Odiano!
Odiano il giorno che li vide nascere,
odiano i baci della prima notte di matrimonio,
odiano, padri, madri,
il mondo che li circonda.
Se stessi.
Il sole arde.
Morte!
Oh morire! Ecco il sogno più bello;
la nera , dolce, gelida, silenziosa morte,
l'eterno agognato riposo,
la fresca terra di sempreverdi cipressi.
1l sole arde. Un sole di mille soli che arde.
E la cava è un inferno.
A sera,
quando un sorriso aspetta la parola
e un bambino che dorme è commozione,
la volontà ritorna:
domani lotterà,
domani è un altro giorno,
e un altro, e un altro”.
- Lorenzo Tarabella, 1957





















1.9.11

Stamattina al mercato, un ragazzo, molto probabilmente dell'Europa Orientale, suonava una meravigliosa melodia francese con la sua armonica.
Suonava camminando, con un leggero sorriso serafico sulle labbra.
Camminava e generava musica.
Sembrava essere l'epicentro di un piccolo terremoto.
Come il punto nell'acqua nel quale cade un sasso e da cui partono innumerevoli centri concentrici, così ipnotici.
Regalava vibrazioni. Regalava emozioni.
E nessuno lo ascoltava.
Nessuno nemmeno lo guardava.
Io sì.
Con le lacrime. Perchè non ho pelle. Tutto mi attraversa.
E lui cammina. E suona. E dona.
Non è "solo" musica. E' vita pura. Così. Esibita. Esposta alle intemperie. Lasciata fuori come un pezzo di carne al macello appena tagliato appoggiato ancora sanguinolento e nervino sul marmo bianco. Vivo, ancora palpitante, ancora elettrico, capace di espiare, di redimere, di donare vita dove non c'era più. Questo fa l'arte.
E nessuno in quel mercato se ne è accorto, tutti col capo chino a pensare alle cose da comprare. "Cose, cose, cose".