IO ALLA FINE NON SO COSA SIA UNA BELLA FOTO.SO SOLO CHE VEDO COSE E LE DEVO FERMARE.E CHE A VOLTE HO QUALCOSA DA DIRE.ALTRE VOLTE, NO.


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11.3.12

Con €7,40 si va a Viareggio col treno. Si respira aria di mare, si sorride, si ride, ci si guarda intorno, cose così.

E un bacio sulle mani di chi non vedrai più per troppo tempo. La cosa più dolce e viscerale che si possa fare a chi si ama. Così semplice, eppure così potente.

















8.3.12

Sono contenta con me.
Mi sono fatta valere. Mi sono aperta. Mi sono fatta conoscere. Mi sono spiegata alcune cose. Mi sono ripetuta e convinta di cose fondamentali. Mi sono ripetuta quella voce guida in testa e l’ho seguita a testa bassa. Mi sono tenuta a bada. Mi sono sfidata. Ho accettato la sfida e mi sono provata qualcosa.
E oggi, per la prima volta, in tanto, tantissimo tempo stare sola con me è stata una convivenza tranquilla. Pacifica. Gestibile.
Come se mi fossi seduta su una panchina già mezza occupata sul lungomare. Senti la presenza di qualcuno vicino a te, all’inizio stai attenta a non sgomitare troppo, a non occupare troppo spazio. Poi tutto è talmente tranquillo che dimentichi ci sia qualcuno all’altro capo della panchina. Anzi, incriociate gli sguardi e vi sorridete. Magari scambiate due parole. Quella preziosa presenza silenziosa ma tangibile, è lì al lato della panchina, a fare da contrappeso, da zavorra, per tenerti vicina non solo a lei ma al resto degli altri essere umani, nonchè a te stessa. E se quella persona si alza prima di te, e ti saluta, quasi quasi ti dispiace. E vorresti ringraziarla per averti tenuto compagnia.Per quei pochi minuti è stata preziosissima. E forse non lo saprà mai. E tu la guardi mentre si allontana. Cerchi di imprimertela nella testa, come se schiacciassi la tua mano sulla sabbia fine e dorata di una spiaggia del Sud. E ti prometti che non la dimenticherai mai. E invece lo farai. Ma poco importa. Ci saranno altre panchine. Altri sconosciuti si siederanno.
E starete seduti lì, in quella silenziosa pace, con un tacito accordo. E tu siederai, guarderai fisso il mare e respirerai e tutto sarà calmo dentro te. Anche se solo per due preziosissimi, benedetti minuti.
E lo so che quella persona sulla panchina sono io. Ma a volte sei tu. O magari lo siamo entrambi. Ma solo per ora. Solo per un altro po’.

“Ogni cosa mi è lecita; ma non ogni cosa è vantaggiosa.”

A volte parlo troppo. E’ difficile dosare la quantità di forza da usare quando scolpisci e non l’hai fatto da tanto tempo.
All’inizio si usano forse martello e scalpello. Bisogna tirare fuori una vaga forma da quel blocco di granito sordo. Dare la prima martellata è la cosa più difficile. Vuoi. Lo vuoi tanto ma il braccio pesa, non si muove, non si alza a impugnare il martello. Poi, con fatica, ci si violenta e si prende in mano. Si sente l’impugnatura fredda, ci si abitua, la si stringe fino a sentire sudore nel palmo della mano, calore, bruciore. E poi dopo un secondo a mezz’aria la mano sferra il primo colpo. E resti attonito a guardare cos’hai fatto: quel primo pezzo di pietra, seppur dura, è stato spezzato. E’ lì per terra. Ti guarda. Ti chiede perchè. E poi ti ringrazia.
Così continui. Non senti più la fatica, non senti il dolore ai muscoli che non sono abituati a sforzi simili. Bruciano i polmoni e si secca la gola con tutta quella polvere nell’aria. Ma quanto è bella la forma che stai liberando, che si sta plasmando, quell’embrione di serenità, di sorrisi, di pace tanto meravigliosa quanto effimera.
L’adrenalina è in circolo. Ti ubriachi quasi a guardarla questa scultura. Ma l’hai fatto tu quell’incantevole casino lì per terra?
E ora arriva la parte più difficile.
Questa forma va tenuta sotto controllo. Devi imparare a usare il compasso e a fidarti del tuo occhio. Ora devi usare la raspa. Appoggia il martello. Con delicatezza ora, devi curare i particolari. Devi imparare a levigare. Devi capire cosa deve restare in superficie e cosa sarà bene lasciare accennato o addirittura taciuto.
E questo, tu, non lo sai fare. Quella scultura la vuoi vedere più di ogni altra cosa al mondo. Ma hai paura di commettere un’imperdonabile errore, un’errore irreparabile con quella raspa in mano. Non l’hai mai usata. Per lo meno non per una scultura talmente bella. Perchè sei sicura che nessun altro blocco di granito possa contenere un sogno simile. Lo sai.
E quindi?

2.11.11

Ho letto Carver a Fossano.

Questo è stato il mio primo incontro con Carver.
Stupendo.
Ho letto: "Vuoi star zitta per favore?", "Jerry, Molly e Sam", "Creditori" e "Limonata".
Non c'è bisogno che vi racconti io nulla di Carver, sicuramente lo conoscete meglio di me.
Aggirarmi nel "Carver Country" è stato confortante.
Un po' come tornare a casa.
O arrivare in un posto dove un vecchio amico ti aspettava per fare due chiacchere senza particolar motivo. Così. Per il puro piacere di essere vicino ad un nostro simile. Per non sentirsi così perennemente soli.
Frasi tipo:

"Rimase seduto lì con una scarpa in mano a guardare le golette attraversare il vasto mare blu della tenda di plastica della doccia."

"Si sentiva prosciugato, splendidamente vuoto."

Così rincuorante.
Leggerlo è stato facile come respirare.
Amo i racconti brevi, e il motivo lo spiega Carver stesso meglio di me:

«Adoro il salto rapido che c’è in un buon racconto, l’emozione che spesso ha inizio sin dalla prima frase, il senso di bellezza e di mistero che si riscontra nelle migliori storie; e il fatto…che un racconto si può scrivere e leggere in una sola seduta, proprio come una poesia»

E visto che ho letto questi racconti mentre ero in Piemonte per un week-end con "La Famiglia" ecco due foto.







5.9.11

Nel borgo di Gragnola.

Gandalf: They have taken the bridge and the second hall. We have barred the gates but cannot hold them for long. The ground shakes, drums... drums in the deep. We cannot get out. A shadow lurks in the dark. We can not get out... they are coming.

You cannot pass! I am a servant of the Secret Fire, wielder of the Flame of Anor. The dark fire will not avail you, Flame of Udun! Go back to the shadow. You shall not pass!