IO ALLA FINE NON SO COSA SIA UNA BELLA FOTO.SO SOLO CHE VEDO COSE E LE DEVO FERMARE.E CHE A VOLTE HO QUALCOSA DA DIRE.ALTRE VOLTE, NO.


1.1.12

Oggi mi sono coccolata, abbracciata, accarezzata e ammirata questa piccola meraviglia.
Una piccola bambolina pesantissima visto che la madre, nigeriana, le fa dei massaggi speciali per renderla più forte e muscolosa.
E muscolosa, compatta e solida la era.
Era solo molto difficile farla ridere. I ragazzi dietro alla macchina facevano smorfie assurde. Io ridevo senza pudore, lei, serissima, coi suoi grandi occhi come due orchidee tropicali avvolte dalla rugiada mattutina.

31.12.11

Cercando di tenere fede alla mia promessa di essere coraggiosa e osare, ho fatto questa foto stamattina appena ho visto la cucina.
Questa spiega bene come sono cambiata, e come mi meraviglio e mi spavento di me in egual misura.
Niente letto presto, latte caldo e lasciare la cucina pulita ieri sera. Oh, no.
Bevute in compagnia, risate a non finire (c'è anche la prova fotografica qui sotto anche se Cristian sembra tutto tranne che divertito) e chiaramente fame divoratrice una volta rientrata.
E' che stamattina, non mi sono immediatamente ricordata cosa avessi fatto. Ci ho dovuto pensare un'attimo: pancakes! Mi era venuta voglia di pancakes per assorbire e credo che sia stato in quel frangente che ho scritto roba su Twitter su maschi incapaci di apprezzarmi quando "leggermente alterata".

"Heaven has no rage like love to hatred turned
Nor hell a fury like a woman scorned."
William Congreve





Ieri ho riguardato tutto il mio blog.
E' cambiato molto da quando l'ho iniziato.
Questo perchè quando ho iniziato nel Dicembre del 2009 ero una persona molto diversa.
La mia vita si è capovolta da allora, alcune mie fragilità hanno nomi diversi ora, altre si sono solo mascherate, ma ho anche affilato denti e unghie sotto altri aspetti.
Quindi, come il metallo si tempra quando esposto alle fiamme, così i miei occhi hanno perso certe scaglie e si sono aperti su cose nuove, colori nuovi, forme nuove, soggetti nuovi.
E' ovvio, e spero, che questo si rifletta nella fotografia.
Due anni fa tendevo a fotografare ciò che mi piaceva, ciò che mi coccolava, ciò che mi faceva sentire sicura e mi dava un senso di protezione.
Ora, ho bisogno di comunicare cose che non sono sempre esprimibile a parole. Almeno non per me. Come cantano gli Esterina, io troppo spesso, ho una "lingua di silenzio".
E ci sono tante paure, mi sembra di camminare su una fune come un equilibrista molto spesso, mi scopro ad avere reazioni sconosciute. Alcune mi meravigliano, mi elettrizzano, altre mi lasciano interdetta, addirittura minacciata.
Ho bisogno di stimoli costanti, il bisogno è spesso così impellente da farmi male.
E ho bisogno di sentire. Molto. Tanto. In un modo che non ho mai provato prima.
Sono assetata di vita.
E dopo aver giocato e scherzato con il mio lato autodistruttivo per mesi e mesi, ammettere una cosa del genere, per me, è una cosa grossa. Una cosa bella.
Questo perchè sono circondata da poche persone, ma belle, stupende.
Ma quella è un'altra storia.
Il punto è che il mio blog mi ha annoiata, e parecchio.
Guardando in giro ho scoperto una fotografa: Nadira Zakariya.
Sono rimasta incantata. Le sue foto sembrano arrivare dritte dai suoi occhi, non dalla macchina. E i colori, così succosi.
Mi ha ispirata. E mi ha ricordata che io non sto fotografando quello che dovrei.
Che devo prendere un'altra direzione.
Devo avere il coraggio di farlo.




Questa è una foto che non riesco a smettere di guardare. E' di Kristie Muller, che tra l'altro scatta solo su pellicola, non sa usare Photoshop e non le interessa. E' la mia nuova eroina.
Cose così, per me, "sono fatte della stessa materia di cui sono fatti i sogni".

Guardate un po'.

Su Twitter ho conosciuto Marco Archetti.
Ho letto tutti i suoi libri e di alcuni ho anche scritto qui.
Lo rispetto come scrittore. Mi piace molto la sua voce. Dei suoi libri ricordo i profumi, e il linguaggio così fluido, preciso, ironico.
Su Twitter ho modo di "sentirlo parlare" ogni giorno. Condivide ciò che legge con noi e grazie ai suoi consigli il mio orizzonte letterario si è aperto molto.
La scorsa settimana ha scritto che avrebbe regalato una copia in più che aveva de "Lo Straniero" di Camus a chi rispondeva prima.
Bhe, ho vinto io. E Marco, mi ha regalato il suo libro vissuto, sfogliato, che si è portato appresso attraverso vari traslochi.
Mi ha fatto davvero piacere.
Lo ringrazio tanto, di cuore.
Eccolo, il libro, ed eccomi. Eccoci.